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Scheda lavoro

Matera

Come abbiamo eliminato le dispersioni termiche di un appartamento a Matera senza cappotto e senza coinvolgere il condominio.

-92%
trasmittanza termica
1giornata
di cantiere
74%
superficie trattata
2026
anno intervento
Scheda dati intervento
Località
Matera, quartiere Spine Bianche
Tipo edificio
Edilizia anni '50, facciata in mattoncino a faccia vista
Unità trattata
Appartamento su due piani, tripla esposizione: Sud-Ovest, Nord-Ovest e Nord-Est
Tipo di parete
Muratura a cassa vuota, 4 stratigrafie differenti rilevate
Materiale insufflato
Fiocchi di lana di vetro (scelta per prestazioni acustiche oltre che termiche, utile in un condominio)
Superficie trattata
74% della superficie verticale opaca che racchiude l'involucro (esclusi elementi strutturali travi e pilastri)
Intervento
Intervento dall'interno, senza nessuna demolizione
Tempo di esecuzione
1 giornata di cantiere
Anno intervento
2026

Il problema

L'appartamento, sviluppato su due piani con tripla esposizione (Sud-Ovest, Nord-Ovest, Nord-Est), presentava una dispersione di calore evidente su tutto l'involucro: i proprietari lamentavano ambienti che si raffreddavano rapidamente e un riscaldamento che doveva restare acceso a lungo per mantenere una temperatura accettabile, con un conseguente impatto economico che consideravano ormai insostenibile. A questo si aggiungeva un problema più localizzato di muffa e condensa in una zona della casa, il segnale più visibile di un problema che in realtà riguardava l'intero involucro.

I proprietari chiedevano un intervento che agisse in modo strutturale sulle pareti perimetrali, capace di limitare concretamente i consumi per il riscaldamento su entrambi i livelli dell'abitazione.

Il vero ostacolo era duplice: l'immobile fa parte di un condominio e si trova nel quartiere storico Spine Bianche di Matera, caratterizzato dal mattoncino a faccia vista. Questo rendeva impraticabile sia un cappotto esterno tradizionale (per il vincolo estetico/architettonico del quartiere) sia qualsiasi intervento che richiedesse il coinvolgimento degli altri condòmini.

La soluzione

Il sopralluogo tecnico ha rilevato una muratura composta da 13 cm di mattoncini a faccia vista sul lato esterno e da una tavella da 6 cm sul lato interno, con 4 diverse stratigrafie: spessori dell'intercapedine rispettivamente di 15, 17, 24 e 28 cm.

La soluzione è stata insufflare fiocchi di lana di vetro isolante in tutte e quattro le stratigrafie rilevate. Oltre a risolvere il problema di dispersione termica riscontrato dal cliente, questo materiale porta con sé anche un miglioramento dal punto di vista acustico.

L'intervento ha riguardato il 74% della superficie verticale opache complessiva dell'involucro: dal calcolo sono stati esclusi gli elementi strutturali come travi e pilastri, dove l'insufflaggio non è tecnicamente applicabile. Il 100% di riferimento riguarda esclusivamente le pareti che dividono l'interno dall'esterno; le murature in comune con le altre unità abitative non rientrano nel calcolo, in quanto non oggetto dell'intervento.

Nonostante lo sviluppo su due piani e la tripla esposizione, il cantiere è stato organizzato per essere completato in un'unica giornata, attraverso fori praticati nell'intonaco interno, richiusi e rasati a fine lavoro e senza alcuna demolizione né modifica alla facciata in mattoncino.

I risultati

Trasmittanza termica invernale

StratigrafiaSpessore intercapedineTrasmittanza ANTE [W/m²K]Trasmittanza POST [W/m²K]Riduzione
115 cm1,4590,198-86%
217 cm1,4590,177-88%
324 cm1,4590,129-91%
428 cm1,4590,111-92%

Prima dell'intervento, tutte le pareti dell'appartamento avevano lo stesso identico valore, 1,459 W/m²K. Colpisce, guardando la tabella, che questo valore sia uguale in tutte e quattro le stratigrafie, nonostante l'intercapedine vada da 15 a 28 cm: come è possibile che uno spazio vuoto più grande non isoli di più? La risposta è che l'aria ferma, da sola, non è un buon isolante quanto sembra. Un'intercapedine vuota funziona come una piccola camera d'aria non ventilata, al cui interno si generano dei moti convettivi: l'aria calda sale, quella fredda scende, creando una circolazione continua che "trasporta" il calore da un lato all'altro della cavità, quasi come se il vuoto non ci fosse. Per questo, aumentare lo spessore di un'intercapedine vuota non porta quasi nessun beneficio termico aggiuntivo: una parete a cassa vuota da 15 cm e una da 28 cm si comportano praticamente allo stesso modo.

Le cose cambiano completamente quando quello spazio viene riempito con un materiale isolante, come nel caso dell'insufflaggio. Il materiale blocca fisicamente il movimento dell'aria all'interno dell'intercapedine, eliminando i moti convettivi che prima "aggiravano" l'effetto isolante. Solo a quel punto lo spessore inizia davvero a contare: più materiale isolante c'è, più lungo e difficile diventa il percorso che il calore deve compiere per attraversare la parete.

È esattamente questo che si vede nei risultati dopo l'insufflaggio: i valori scendono tra 0,111 e 0,198 W/m²K, con una riduzione che va dall'86% al 92% a seconda dello spessore. Le differenze tra le quattro stratigrafie non sono un caso, ma la diretta conseguenza di quanto appena spiegato: lo spessore con 28 cm di intercapedine, una volta riempita, isola meglio della muratura con spessore 15 cm semplicemente perché contiene più materiale isolante — mentre prima dell'intervento questa differenza non esisteva, dato che il vuoto d'aria, per quanto ampio, non lavorava a favore dell'isolamento.

Per capire cosa significano questi numeri in pratica: una parete che prima lasciava passare 100 unità di calore, oggi ne lascia passare solo 8-14. È la differenza tra una casa che si raffredda in poche ore e una che mantiene il calore per l'intera giornata, anche a impianto di riscaldamento spento.

Tutto questo è anche la dimostrazione concreta di perché un sopralluogo tecnico accurato, capace di misurare lo spessore reale di ogni intercapedine, fa la differenza tra un intervento standardizzato e uno davvero su misura: solo conoscendo questi dati è possibile prevedere con precisione il beneficio ottenibile in ogni singola zona della casa.

Comfort estivo — sfasamento e attenuazione termica

Un aspetto spesso sottovalutato dell'isolamento è il comportamento dell'involucro in estate: non basta ridurre le dispersioni invernali, un buon isolamento deve anche rallentare l'ingresso del calore nelle ore più calde. Il calcolo di progetto ha verificato anche questo parametro:

StratigrafiaSpessore intercapedineSfasamento ANTESfasamento POSTAttenuazione ANTEAttenuazione POST
115 cm7h 16'9h 45'0,4440,310
217 cm7h 16'10h 03'0,4440,304
324 cm7h 16'11h 17'0,4440,280
428 cm7h 16'12h 06'0,4440,260

In pratica, dopo l'insufflaggio il calore accumulato dalla facciata durante il giorno impiega fino a quasi 5 ore in più per attraversare la parete e raggiungere l'interno rispetto a prima, e il fattore di attenuazione più basso significa che una quota minore di quel calore riesce effettivamente a passare. Questo si traduce in ambienti che restano freschi più a lungo anche nelle giornate estive più calde, riducendo il ricorso alla climatizzazione.

Tutto questo è anche la dimostrazione concreta di perché un sopralluogo tecnico accurato, capace di misurare lo spessore reale di ogni intercapedine, fa la differenza tra un intervento standardizzato e uno davvero su misura: solo conoscendo questi dati è possibile prevedere con precisione il beneficio ottenibile.

A questo punto sorge una domanda legittima: se l'insufflaggio ha isolato il 74% della superficie e non il 100% come farebbe un cappotto, cosa succede a quel 26% restante? Si tratta delle porzioni strutturali dell'involucro — travi e pilastri — dove non è tecnicamente possibile insufflare il materiale, perché prive di una cavità interna da riempire. Un cappotto esterno, isolando l'intera superficie visibile della facciata, copre anche questi punti ed elimina completamente i ponti termici che vi si generano. L'insufflaggio, lavorando all'interno dell'intercapedine, non può raggiungerli direttamente: il ponte termico, in questi punti, non viene quindi eliminato del tutto come farebbe un cappotto, ma viene comunque fortemente attenuato, perché tutto il resto della parete circostante smette di disperdere calore, mantenendo una temperatura superficiale interna più alta e stabile anche in prossimità di quei punti critici.

Cosa significa in pratica questo scarto? Se si calcolasse l'indice di prestazione energetica (l'EP globale che compare in un APE) dello stesso identico immobile nei due scenari, la differenza tra le due soluzioni risulterebbe minima: quel 26% di superficie non trattata, concentrato in porzioni ridotte e localizzate dell'involucro, incide in modo marginale sul bilancio energetico complessivo della casa, che dipende dalla prestazione dell'intero sistema — pareti, infissi, impianto — e non da un singolo dettaglio strutturale.

A fronte di uno scarto prestazionale così contenuto, il vantaggio economico dell'insufflaggio è invece nettamente superiore: il costo per raggiungere questo risultato è una frazione di quanto costerebbe un cappotto esterno, e il tempo di rientro dell'investimento, attraverso il risparmio in bolletta, è molto più rapido. Per un beneficio energetico quasi identico, si ottiene quindi un ritorno economico decisamente più veloce.

Altri risultati

  • Verifica del rischio di condensa superficiale e formazione di muffa superata in tutte le stratigrafie
  • Verifica della condensa interstiziale conforme a UNI EN ISO 13788: quantità massima accumulata (206-223 g/m² a seconda della zona) ben al di sotto del limite ammissibile di 500 g/m², con completa evaporazione entro i 12 mesi
  • Isolamento dell'74% della superficie opaca verticale disperdente, calibrato sulle 4 stratigrafie reali rilevate in sopralluogo
  • Eliminazione delle condizioni di condensa superficiale nella zona precedentemente interessata da muffa
  • Intervento completato in una sola giornata, senza demolizioni e senza alcuna modifica alla facciata in mattoncino a vista
  • Nessuna necessità di autorizzazioni condominiali, trattandosi di lavorazione interna alla singola unità

Domande frequenti

Perché nel quartiere Spine Bianche non si può fare il cappotto esterno?

Perché la facciata in mattoncino a faccia vista è un elemento caratteristico dell'edilizia del quartiere, e coprirla con un cappotto esterno ne comprometterebbe l'aspetto architettonico originale.

Perché in una stessa casa ci possono essere stratigrafie diverse?

Perché edifici costruiti per fasi o con ampliamenti successivi, come spesso accade nell'edilizia degli anni '50, possono presentare spessori di muratura e intercapedine differenti: per questo un sopralluogo tecnico accurato è essenziale prima di intervenire.

La trasmittanza diversa tra le zone influisce sul risultato finale?

No, se l'intervento viene progettato tenendo conto di ogni stratigrafia: ogni zona viene riempita in modo completo rispetto al proprio spessore reale, garantendo un miglioramento uniforme in tutta la casa.

Se l'insufflaggio non copre il 100% della superficie come un cappotto, conviene comunque farlo?

Sì: lo scarto di superficie non trattata (elementi strutturali come travi e pilastri) incide in modo marginale sulla prestazione energetica complessiva dell'edificio, mentre il costo dell'insufflaggio resta una frazione di quello di un cappotto esterno, con un ritorno economico molto più rapido.

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